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PROGRAMMA DIDATTICO DEI CORSI DI MUSICA, CHITARRA, PIANOFORTE E CANTO

Oggetto e scopo:

I CORSI DI MUSICA E STRUMENTO DEVONO ESSERE UN VEICOLO DI CULTURA E PREPARAZIONE TECNICA DI ALTO LIVELLO.

I NOSTRI ISCRITTI HANNO DIRITTO AD UN SERVIZIO RESO DALLA STRUTTURA E DAGLI OPERATORI DI OTTIMA FATTURA.

Per una maggiore trasparenza nei confronti degli iscritti e come supporto per gli operatori del centro abbiamo prodotto un testo del percorso didattico ben definito, da presentare all’occorrenza a chi voglia conoscere nei dettagli la strada che intendiamo percorrere e che abbiamo percorso in questi anni di attività.
Premesso che il nostro lavoro è incentrato su uno standard di qualità oltre che di quantità spero che l’attività da noi svolta finora sia stata di gradimento e allo stesso tempo abbia contribuito ad accrescere le conoscenze degli allievi e a infondere in loro quel minimo di comprensione del fenomeno musica, fondamentale al fine ultimo della formazione di una persona, che anche se nella vita non intenderà occuparsi “dell’arte dei suoni” a tempo pieno, terrà con sé come bagaglio culturale.

CORSO PRINCIPIANTI

Come sempre per i neo iscritti il programma prevede la propedeutica dello strumento con l’aggiunta di notizie sulla chitarra che vanno dai cenni storici alle vicissitudini che nei secoli l’ha portata ad avere la forma che conosciamo, alle evoluzioni ultime quali gli strumenti elettrici e altro. Di pari passo la scomposizione della stessa nelle parti che la costituiscono con particolare attenzione alle funzioni che svolgono e alla gerarchia delle utilità dei singoli pezzi. Questo è importantissimo perché si mette subito l’allievo in condizione di riconoscere uno strumento buono da uno di bassa qualità.
Finita questa fase che comprende solo una lezione si istruisce l’allievo alle forme didattiche come il linguaggio dei numeri legato alle dita della mano sinistra, all’uso del plettro e quindi della mano destra e la funzione degli arti in genere, la posizione dello strumento e del corpo nell’atto del suonare e altre piccole accortezze per rendere meno faticosa e piacevole la lezione.
Fondamentale in questa fase è l’insegnamento dell’accordatura. L’allievo viene messo al corrente di tutti i sistemi, da quello empirico, ossia manuale a quello ormai

imperante che è il sistema elettronico, sarà poi lui stesso nello svolgere la propria attività ad optare per il migliore.

Parallelamente a ciò inizia il cammino della teoria nel quale il neofita comincia a prendere confidenza con il pentagramma e le note e il loro riferimento sullo strumento, nello stesso tempo viene edotto sulle figure musicali fondamentali e il loro utilizzo, come la durata e l’altezza delle note e delle relative figure mute, le pause.
La parte strettamente tecnica viene introdotta con la formazione dei primi accordi, ovviamente i più semplici possibili con l’utilizzo di sole due dita per poi passare a impostazioni complesse fino all’utilizzo di tutte le dita utili della mano sinistra, questo passaggio è molto delicato poiché una scorretta impostazione o una pretesa eccessiva da parte dell’insegnante potrebbe compromettere il prosieguo dell’attività.
Di pari passo nella teoria si spiega all’allievo l’accordo in forma teorica in modo tale da non renderlo solo un esecutore ma soggetto consapevole.
Tutto ciò viene svolto nel primo livello didattico, i tempi medi di questo passaggio variano dai tre ai quattro mesi sempre considerando le capacità e su tutto la volontà delle persone.
Se la fase uno riesce a scorrere regolarmente il passaggio alla seconda è caratterizzato dalle scelte degli allievi in merito al lavoro di fine anno, poiché è consuetudine impegnarsi in una registrazione oppure un saggio finale, sarà di somma importanza proporre agli stessi un brano che li gratifichi e quindi li diverta e allo stesso tempo unisca l’utile al dilettevole, un pezzo famoso e orecchiabile è l’ideale per coniugare le due cose.
Generalmente si opta sempre per brani in tempo andante sostenuto, molto utile alla ritmica e all’orecchio, da non trascurare poi è il fattore emotivo, infatti una pratica utile è quella di rendere l’allievo sicuro di sé e perciò farlo suonare senza assilli incentivandolo e cogliendo in lui le caratteristiche migliori e di conseguenza inquadrarlo nel ruolo più congeniale, sia esso ritmico che melodico o solo di contrappunto, non sminuendo nessuna funzione anzi evidenziare l’aspetto orchestrale o di gruppo dove tutti sono utili e indispensabili!
Il brano scelto dovrà aiutare l’insegnante a svolgere il lavoro restante della teoria e i riferimenti tecnici relativi, scomporre il pezzo nelle sue fondamentali parti e poi ricucirlo è utile per raggiungere lo scopo prefissato all’inizio, la conoscenza pratica legata a quella teorica.
Per l’aspetto squisitamente teorico è ponderante la presenza dell’insegnante durante i primi passi, è d’obbligo insistere all’inizio con figure di interi e metà, così da dare bene l’idea grafica e ricollegarla sempre a situazioni reali come i primi accordi e il loro svolgersi poi passare alle figure di ottavo, certamente più ostiche ma essenziali per ritornare al senso di riposo che danno i quarti, in maniera da creare nell’allievo un senso di appagamento nel riuscire a staccare bene il tempo, questo vale anche per le pause. Per i salti d’intervallo è logico seguire gli esempi delle pubblicazioni didattiche ma allo stesso conviene all’insegnante scrivere lui i primi spartiti, così da dare subito l’abitudine alla lettura manoscritta.
L’ascolto; l’ascolto è coadiuvante specie il primo anno perché nella persona infonde un senso di partecipazione e soprattutto aiuta a ricordare e a affinare l’orecchio. I brani possono variare dal classico al moderno, io prediligo per le prime

lezioni canzoni con al massimo quattro cinque strumenti, nei quali non necessariamente compaia la chitarra. In questa sede è utile ricordare il genere del pezzo, l’epoca di concezione e la natura degli arnesi usati nella registrazione come effetti o simili, oltremodo è importante che l’insegnante sia sicuro del materiale che

sfrutta e che conosca almeno la struttura armonica e l’andamento del tempo. È consigliabile specie all’inizio non proporre brani astrusi all’ascolto ma cose lisce e ben collocabili sul terreno della pratica. Propedeuticamente all’allievo è opportuno fornire alcune schede di classificazione degli strumenti nelle varie categorie e tutte le informazioni utili sulla costruzione e l’uso musicale, (estensione, chiavi, piccola storia evolutiva ecc.) in modo che in seduta d’ascolto si possa proporre un questionario da compilare, dove si chiedono informazioni quali il genere, la velocità, il numero di strumenti, la loro classificazione e altro.
Non guasta qualche cenno sulla storia della musica, almeno un piccolo tracciato che va dalla monodia medievale fino al classicismo ottocentesco e che passi almeno per la polifonia del “500 la concezione armonica dei francesi e di Bach, il barocco, non tralasciando ovviamente i rappresentanti di questi passi come il canto monodico, la figura di Palestrina, Rameau e i concetti armonici, Vivaldi, Mozart, Beethoven, Brams, Smentana, Tchaikovsky e Wagner ; sono autori che hanno scritto pezzi memorabili sempre belli da sentire e da proporre, ovviamente è inconcepibile ascoltare per esempio tutto il “Lago dei cigni” ma basta l’andante per dare l’idea della grandezza dell’autore, così dicasi per l’allegretto della “VII° di Beethoven”, ne è sufficiente l’accenno iniziale almeno fino al primo sviluppo e così via.
Per l’armonia iniziale è utile subito abituare l’allievo a distinguere l’armonia dalla melodia con l’uso forsennato del pentagramma e renderlo subito edotto sulla verticalità dell’armonia e della orizzontalità della melodia, e il loro inviluppo nel tempo. Premesso ciò il neofita concepirà immediatamente le linee e gli andamenti di un brano, anche se complesso.

SOLFEGGIO

Da l’anno in corso abbiamo introdotto il solfeggio in doppia chiave per tutti gli allievi, compresi quelli di altre discipline come la musica d’insieme e la chitarra per principianti.
Questo percorso sarà testato in cadenze bimestrali tenendo aggiornati gli allievi o chi ne ha la responsabilità.
La valutazione del solfeggio è vincolante per il prosieguo dell’attività e comunque responsabilizza l’allievo e l’insegnante oltre che a fornire uno strumento di alto livello didattico.

LABORATORI DI MUSICA D’INSIEME

I laboratori di musica d’insieme generalmente sono formati da allievi di vecchia data, ma a volte l’inserimento di elementi provenienti da altre realtà o meglio da altre esperienze fa da linfa innovatrice in ambienti forse troppo consolidati. Non a caso la ricerca di contatti con tali soggetti fa parte integrante della didattica di questi corsi.

Le sessioni di laboratorio comportano per l’insegnante nuovi stimoli, ma una mole di lavoro maggiore. Non di rado i corsisti di livello superiore si cimentano in selezioni o prove esterne di alto grado, come l’ammissione al conservatorio o la semplice costruzione di un gruppo musicale. Questo cimentarsi con situazioni esterne

certamente sottrae energia al corso di chitarra, ma aumenta la possibilità d’interscambio con altre realtà del territorio.
Per la didattica specifica dei gruppi di lavoro superiori la tecnica è quella dell’applicazione ordinaria dei grandi metodi per chitarra e arrangiamento. Si predilige un percorso misto con l’ausilio delle opere didattiche di Fernando Sor, Matteo Carcassi, Ferdinando Carulli, Anton Diabelli e altri illustri didatti della tradizione chitarristica europea classica. Ogni opera proposta viene studiata a tavolino prima di essere messa in cantiere, se ne debbono conoscere la tonalità e la ritmica, il modello ispiratore quando è un brano originale e la radice tecnica quando fa parte di collezioni didattiche, se è possibile non guasta l’ascolto o da un’esecuzione del maestro, o da supporti sonori.
Per la chitarra moderna i brani appartengono alle tradizioni e ai generi più disparati. Si va dal Rock al Blues, dal Jazz alle Love Song degli anni 50 e 60, ma sempre prodotti di alto profilo tecnico e culturale. Anche qui l’analisi strutturale non si può omettere, se l’allievo conosce il brano a orecchio lo stesso viene modificato volontariamente dall’insegnante in modo da reimpostare lo stesso in maniera didattica, obbligando l’allievo alla lettura e alla rivisitazione completa del lavoro. Pratica questa che può sembrare molto faticosa, ma forma la personalità di un musicista rendendolo autonomo dagli elementi banalizzanti che oggi pervadono il mondo musicale commerciale.
A questo va aggiunto il lavoro teorico non specificatamente tecnico, ossia il percorso legato alla musicologia, scienza che studia i fenomeni musicali alla radice considerandone anche la storia e le evoluzioni tecnico scientifiche.
Nei laboratori di musica d’insieme è fondamentale, quando possibile, avere a disposizione una serie di strumenti base tipica: chitarra, basso e tastiere. Altro elemento importante è la voce, come lo sono le percussioni. È chiaro che non in tutte le situazioni possiamo avere a disposizione il materiale umano e tecnico elencato, ma lo sforzo dell’insegnante e del supporto è proprio quello di lavorare in tal senso.
Nello specifico i laboratori di musica d’insieme vivono della varietà delle risorse a disposizione.
L’arrangiamento dei brani in esame o proposti fa parte della formazione dell’allievo: spesso a loro è dato il compito di arrangiare i pezzi in lavorazione. Tutto questo supportato da materiale cartaceo o da indicazioni date dall’insegnante.

PIANOFORTE

Il corso di pianoforte si prefigge l’obiettivo di fornire i concetti base e le tecniche per poter avviare l’allievo allo studio del pianoforte, nonché fondare sulle conoscenze acquisite una scelta consapevole del percorso da seguire che meglio si adegua alle proprie esigenze, in particolar modo di scegliere tra un indirizzo classico e un indirizzo moderno dello studio dello strumento.

Qualsiasi sia la scelta dello studente è invitabile che il proprio percorso di studi si basi su una conoscenza ferrata e cosciente della teoria musicale e delle principali tecniche pianistiche affiancate ad una corretta postura.
Per rendere il corso accessibile a chiunque voglia imparare, ma non abbia alcuna nozione che riguardi il sistema musicale, le prime lezioni sono dedicate alla presentazione di tutti gli elementi grafici che compongo uno spartito musicale quali il

pentagramma, le chiavi musicali, le figure di valore con le relative pause (che quantizzano rispettivamente il suono e il silenzio, necessari entrambi in musica), il punto di valore, legature di valore e di portamento, imparando a conoscere le differenze tra una figura e l’altra e le rispettive denominazioni. Nonostante sia ancora prematuro poter utilizzare questi pochi elementi per poter essere in grado di leggere uno spartito, è proprio in questa fase che lo studente impara a disporre le note sul pentagramma in base alla chiave utilizzata (la chiave di violino) e a cercare i propri punti di riferimento sulla tastiera del pianoforte per cominciare gradualmente a svolgere il lavoro di traduzione spartito-tastiera che, grazie allo studio e all’impegno, diventerà sempre più automatico e gratificante.
In una fase immediatamente successiva vengono introdotti i concetti di battuta e misura semplice (in suddivisione binaria) e composta (in suddivisione ternaria), mettendo così l’ultimo mattoncino per la comprensione completa del testo musicale. A questo punto lo studente è in grado di leggere la musica e di tradurla con l’esecuzione musicale che deve cercare di migliorare con lo studio e la costanza, ovviamente, e di seguire i consigli dell’insegnate riguardo il modo di sedersi, la postura della schiena, del polso e della mano sulla tastiera e non mancheranno esercizi di articolazione delle dita per rinforzare e assimilare il corretto movimento che permette alle dita di scorrere agevolmente sulla tastiera. Si procede inizialmente con lo studio separato della mano destra e della mano sinistra, finché lo studente non è in grado di eseguire un brano con entrambe le mani. Da un solo pentagramma, quindi, si passa alla lettura del doppio pentagramma (tipico della scrittura pianistica e per tastiera) e all’introduzione della chiave di basso per la mano sinistra.
Le tappe successive per l’avanzamento teorico e tecnico saranno quelle riguardanti la conoscenza e l’esecuzione degli intervalli e delle scale maggiori e minori, i gradi della scala e i loro reciproci rapporti, la costruzione degli accordi e l’introduzione al concetto di armonia, contrapposta alla melodia.
Man mano che lo studente avanzerà con lo studio si raggiungeranno nuovi traguardi nella conoscenza degli elementi teorici e la difficoltà dei pezzi proposti aumenterà in maniera propedeutica e progressiva senza dimenticare ovviamente che più la difficoltà aumenta più il pezzo da eseguire accresce di complessità fino a giungere ad un livello di una certa considerazione estetica e sentimentale del brano da eseguire.
Infatti che il brano sia un esercizio prettamente tecnico o un brano d’autore (come W. A. Mozart per esempio) non bisogna mai dimenticare che suonare uno strumento implica innanzitutto un coinvolgimento emotivo e una certa capacità comunicativa.
Ragion per cui l’obiettivo che ogni allievo, che si avvii allo studio della musica, si deve prefiggere è innanzitutto quello di scoprire e capire un nuovo linguaggio “di comunicazione”, un percorso insomma da intraprendere prima di tutto per una gratificazione personale e soprattutto (e senza ombra di dubbio) per una propria scelta consapevole, ma all’occorrenza di avere la possibilità di trasmettere al prossimo le proprie emozioni attraverso un’esperienza unica nel suo genere, che fin dalla nascita

dell’uomo, ma ancora oggi accomuna e coinvolge un numero di persone spropositate in un unico ascolto: musica.

TASTIERE E PIANO JAZZ

Il corso di piano jazz e tastiere rientra nell’ambito dei corsi di musica d’insieme, ma la preparazione a tale disciplina è fortemente vincolata allo studio del pianoforte classico.
Poiché solo dopo aver ricevuto un’ottima preparazione teorica e pratica di base si può accedere allo studio delle tecniche improvvisative e di arrangiamento.
Per piano jazz o tastiera intendiamo un modello esecutorio a integrazione con altri strumenti, quindi una conoscenza della musica e dei meccanismi che regolano gli andamenti delle parti e delle condotte armoniche.
Per la parte strettamente improvvisativa è d’obbligo una conoscenza teorica delle tecniche jazzistiche con l’aggiunta di un buon percorso storico del genere.

CANTO
Il canto è la produzione di suoni attraverso la voce, ovvero l’uso della stessa come strumento musicale.
L’organo che produce il suono, ossia le corde vocali, è uno strumento complesso e delicato per cui è facile alterarlo se non viene trattato con dovuti riguardi. Ciò va tenuto presente in particolare da coloro che lo usano per esigenze lavorative.
Tutti, più o meno, possono cantare una canzone. Molti di meno, invece, riescono a cantarne di più, anche semplici. Dopo qualche minuto, infatti, un cantante improvvisato comincerà a sentire mal di gola, e la sua voce inizierà a farsi roca e sfiatata e se nonostante tutto continua a cantare, di lì a poco si ritroverà afono e corre il rischio di procurarsi un edema alle corde vocali. Questo accade perché, istintivamente, utilizza la sua voce come se parlasse. Ma l’uso della voce che si fa normalmente, sebbene sia sufficiente per parlare, impone alle corde vocali delle sollecitazioni troppo forti nel caso si voglia cantare per ore senza danni.
Cantando allora con una voce educata si acquisisce un controllo muscolare che consente di produrre suoni dal timbro più omogeneo di controllare il volume e di cantare senza sottoporre le corde vocali ad uno sforzo eccessivo.
Le corde vocali, non meno degli occhi, sono lo specchio dell’anima. Situazioni di tensione, stress o ansia si ripercuotono direttamente su di loro, facendole tendere più del dovuto e portando la persona a parlare con voce più acuta. Fortunatamente, in genere nessuno ha bisogno di parlare molto forte per diverso tempo per cui raramente la gente comune subisce danni.

I cantanti e tutti colori che per lavoro utilizzano la voce, quindi attori, insegnanti guide turistiche e via dicendo, invece, hanno bisogno di usare le corde vocali a lungo e a volume molto alto. Il meccanismo istintivo di fonazione, per loro, non è più sufficiente ed il sistema usato nel canto, ma anche nel parlato è la cosiddetta impostazione o voce impostata: si tratta di sfruttare cioè una o più delle cavità di risonanza, secondo il principio sfruttato in molti strumenti musicali a corde.
La tecnica del canto è quell’insieme di accorgimenti, appresi con l’allenamento e lo studio, necessari per evitare gravi danni alla laringe e alle corde vocali e per ottenere una voce timbricamente gradevole, potente e con un’ampia gamma, cioè un’estensione dalla nota più bassa alla più alta in cui il timbro sia omogeneo e l’intonazione corretta e stabile.
Una buona impostazione vede la presenza complementare della tecnica del fiato, dell’emissione e dell’articolazione.
Senza sforzo e con una voce sempre gradevole, chi utilizza le corde vocali deve reimparare ad usare la sua voce in modo nuovo, attraverso lo studio, l’allenamento e l’auto-osservazione.
Si noti bene che la tecnica fondamentale del canto è la stessa sia nel canto lirico che in quello moderno: essa insegna ad utilizzare correttamente ogni voce sfruttandone appieno le possibilità, ma mantenendola sempre all’interno delle sue caratteristiche tipiche.
L’effetto terapeutico del canto con voce impostata è ormai stato riconosciuto anche dalla medicina ufficiale, e molti foniatri e logopedisti usano alcune tecniche di educazione al canto sui loro pazienti.
La tecnica vocale nel canto intende quindi diffondere la cultura della voce e salvaguardarla nel tempo, abbandonando modelli scorretti e andando alla ricerca di uno stile personale che rispetti e si adatti perfettamente allo strumento naturale con cui siamo nati.

SUPPORTI DIDATTICI E BIBLIOGRAFIA

Solfeggio:

Bona “Metodo Completo per la Divisione” – Pozzoli “Solfeggi Parlati e Cantati Vol. 1” – Poltronieri “ Solfeggi Manoscritti” ed “Esercizi progressivi di solfeggi parlati e cantati”- Dante Agostini “solfeggi ritmici vol.1”

Teoria e Musicologia:

P. Rattalino “Il Linguaggio della Musica” – N. Poltronieri “Fondamenti di Educazione Musicale” – N. Poltronieri “Corso di Armonia Complementare” – N. Poltronieri “Teoria Musicale” – F. Giannattasio “Il Concetto di Musica” – .
O. Karoly “La Grammatica della Musica” – O. Karoly “La Musica Moderna” – G. Kubik “L’Africa e il Blues” – A. Miccichè “Legislazione dello Spettacolo”- A. Frova “Musica celeste e dodecafonia”- E. Surian “storia della musica vol. 1,2,3,4”- G. Borgna “Storia della canzone italiana”- C. Sachs “Storia degli strumenti musicali”- L. Bernstain “Giocare con la Musica”-

Edizioni EDT su storia della musica dal vol. 1 al 9 – P.Valentini “Il suono nel Cinema” – G. Roncaglia “Invito alla musica” – S. La Via “Poesia per musica e musica per poesia”- F.Fabbri “Il suono in cui viviamo” – “Teoria musicale” Luigi Rossi – “Teoria musicale” Giorgio Martellini

Arrangiamento:

S. Sili “L’Arrangiatore Moderno” – S. Gramaglia “Nozioni e Teoria di Arrangiamento Jazzistico”

Chitarra e Musica Classica:

J. Sagreras “Volume I” – F. Sor “Studi” – M. Giuliani “Studi ed Arpeggi” – R. Chiesa “Storia della Chitarra” – R. Fabbri “Il Chitarrista Classico” – F. Carulli “Opera 114” – M. Carcassi “Opera 59 – Metodo” – A.Diabelli “Studi – Opera 39” – F. Tarrega “Studi” – R. Tisa “Guitarland”

Jazz, Blues e Rock:

N. De Rose “Armonia e Fraseggio Jazz” – N. De Rose “Tecnica dell’Improvvisazione Jazzistica” – Aebersold “Blues in Minor” – Aebersold “Blues in All Keys” – Aebersold “Vol. 2 – Nothin’ but blues” – Aebersold “Vol. 7 – Miles Davis” – Aebersold “Vol. 27 – John Coltrane” – Aebersold – Vol 31 – Bossa nova” Aebersold “Vol. 41 – Autumn Leaves” – Aebersold “vol. 54 – Maiden voyage” Aebersold “Vol. 107 – It Had to Be You” – R. Brown “Stand Alone Tracks – Jazz” – R. Brown “Stand Alone Tracks – Blues” – R. Brown “Stand Alone Tracks – Rythm Guitar” – U. Rossi “Il Chitarrista Rock” – M. Moriconi “Laboratorio Ritmico di Basso” – B. Magnusson, M. Wofford, P. Erskine “L’Arte del Walking Bass” – M. Vaggi, L. Terzano “Master in Contrabbasso Jazz” – A. Rossi “Metodo per chitarra jazz” – Wes Montgomery “metodo per chitarra bop”

Bibliografia Pianoforte:

“Wohlfahrt, l’amico dei fanciulli per pianoforte a 4 mani” op. 87
“Cesi-Marciano, antologia pianistica per la gioventù”
“Il mio primo Bach” trascr. Ettore Pozzoli
“Il mio primo Schumann” trascr. Ettore Pozzoli

Bibliografia tastiere e piano jazz

D. Santorsola “Jazz l’arte dell’armonizzazione” – Nino de Rose “Il piano jazz”

Bibliografia canto lirico e leggero:

“Vaccaj metodo pratico di canto” Elio Battaglia, – “La voce umana nella parola e nel canto” Carlo Meano, – “Concone”50 lezioni e 25 lezioni, – “L’arte del cantare” G. Seidler, – “Arie antiche I° e II° vol.” A. Parisotti- “Dal gioco alla musica” Pratesi-Sorelli-Allorto – “Album per giocare”Pastormerlo-Rizzi –– “Cori di bimbi”Nini Comolly

Roma 30 settembre 2011 M°. Marco Abbondanzieri
dott.sa Martina Sanzi
dott.sa Mina Chiarelli
prof.ssa Claudia Castrichella

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